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...dove immagini, visioni e suoni sono scorta del linguaggio, dove la strada è fatta di parole, la ricerca è sempre aperta e l'universo è un viaggio...

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Utente: Moorad
Nome: Marta
...rabdomante delle fonti d'esperienza, ricercatrice affamata di libri, moderna calliope dei linguaggi, viaggiatrice del corpo e della mente...

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venerdì, 27 novembre 2009

Yuki Onodera - Portrait of second-hand clothes

Bastò respirare più a fondo di quanto avessi mai fatto prima. Fu un attimo di concentrazione assoluta. E di colpo non esistevo più.

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mercoledì, 25 novembre 2009

A volte sei un funambolo.
Stai in equilibrio su un piede e tieni tutta una serie di fili ben tesi, un po’ con le mani, un po’ con l’altro piede e cerchi di non guardare giù perché l’altitudine potrebbe vanificare tutti gli sforzi.
E sono sforzi perché non hai nessuna intenzione di mollare la presa.
Il tempo passa, lo spazio ingigantisce e ti chiedi se qualcuno se ne accorge o se tutto ti sta scorrendo attraverso senza che le tue impronte marchino nessun suolo.
Ma forse non serve che un funambolo abbia un valore, forse non ci sono aspettative dall’esterno.
Oppure li hai talmente abituati che niente di quello che fai desta più meraviglia.
Probabilmente è finito il tempo delle gratificazioni, ora è quello delle revisioni, delle limature, del prendere le distanze al riparo di giudizi senza l’anima.
Allora a volte sei un funambolo giù di tono, ma quei fili li tieni ancora tesi, chè se anche non hanno importanza per gli altri ne hanno per te, che al contrario sei sempre
tutta anima.
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p-klee-funambolo-part-1923
postato da: Moorad alle ore 15:02 | link | commenti
categorie: dissertazioni, dispersione
lunedì, 23 novembre 2009

Laketree, Marta Silenzi, 2009

Il freddo umido del lago si spandeva lontano e in profondità. Era un grigio d'autunno comune eppure insolito, sembrava avere delle voci dentro, nella nebbia, nell'acqua, negli alberi. Ci andavo per pensare. Mi calavo la visiera sul naso, mi seppellivo nella sciarpa. Camminavo a lungo. Sentivo ad ogni passo le radici robuste e i fondali salmastri, toccavo i tronchi con le mani, li invidiavo. Forse sarei salito su quei grossi rami macchiati una volta, almeno una volta, forse avrei indugiato un po' di più sulla vecchia banchina, con la faccia sul punto più profondo del lago, a specchiarmi, chiedendomi come si può affogare in acque tanto quiete.  

martedì, 17 novembre 2009

Christopher adams_untitled 2005_glazed porcelain

Christopher Adams - Untitled 2005, glazed porcelain

Tornano vecchi ricordi quando scende la nebbia. Si presentano in nebulose lattee penetranti che sanno filtrare da parte a parte. Un vecchio Natale, la strada di notte, voci confuse di un tempo in cui c'erano ancora tutti. Com'era diverso allora, quanto non sapevamo e quanto ci sentivamo completi senza la percezione della perdita, del distacco, del cambiamento...le ore erano infinite e l'ambizione limitata. Ora siamo in caduta libera senza più costanti e a volte è una sensazione troppo mista quella dell'attesa e insieme della rinuncia. Neanche il faro suona più. Amavo gli stadi sospesi anche in virtù dei loro suoni, tra le cose che preferisco c'è il crepitare del fuoco, il fragore del temporale e la voce del faro, quel lungo, corposo richiamo che si spande sul mare di notte e racconta le sue storie lente e fiere, che arrivano lontano. Ma ultimamente posso solo immaginarlo perchè anche se torna la nebbia lui resta muto, non canta più...

Christopher adams_untitled 2005_glazed porcelain

Christopher Adams - Untitled 2005, glazed porcelain

 

 

postato da: Moorad alle ore 16:52 | link | commenti
categorie: ricordi, dissertazioni, sensorialità
martedì, 10 novembre 2009

Rob Hornstra_Abandoned house_Turgayak, Russia, 2003 Rob Hornstra_Abandoned house, Karabolka, Russia, 2003

                  Rob Hornstra

Abandoned house, Turgayak, Russia, 2003       Abandoned house, Karabolka, Russia, 2003

Strideva e crepitava ad ogni passo. L’assenza riempiva tutto ed era così totale da azzerare anche il pensiero. Toccavo con le mani e mi tagliavo la pelle sugli intonaci, sul vuoto, sul rumore che raccontava solo della fuga. Era freddo. Nelle dita, nel ferro e nell’aria. Era un freddo che produceva quasi suono, un sibilo desolato, un autoproclamarsi del nulla, della vacuità che si era insediata negli ambienti come durante un’occupazione.
Poi l’inserirsi di una tromba. Vagamente lontana.
È strana la melodia di una tromba senz’altro strumento.
Spiega la vastità e l’isolamento, come una didascalia sotto un’immagine.

martedì, 03 novembre 2009

 

green eyed frames_gb_ 5

La vita è un viaggio di formazione. Le esperienze che facciamo e i rapporti che scegliamo di allacciare costituiscono la strada su cui muovere i nostri passi e il contesto in cui comporre la nostra personalità. Ed è il tempo che passa a scandirne gli attimi, documentarne i ricordi, pronunciarne gli esiti. 

green eyed frames_gb_6

 

 

 

 

lettere & meraviglia

time goes by

Marta Silenzi, 2009

ed. ilmiolibro.it

 

frontcover_lettere & meraviglia

 

http://ilmiolibro.kataweb.it/schedalibro.asp?id=344938

in copertina:

Green eyed frames, Giorgia Berardinelli, 2009

inchiostro e gouache su cartone

 
postato da: Moorad alle ore 17:03 | link | commenti (3)
categorie: i miei libri
mercoledì, 28 ottobre 2009

Nella mia testa so che è troppo semplice desiderare una guerra, uno scontro aperto, ma non si può fare a meno di desiderare quelle situazioni che ci rendono eroici. Vivere impegnando la totalità delle nostre risorse.

Sylvia Plath, Journals

da una lettera a Richard Sassoon

15 gennaio 1956

postato da: Moorad alle ore 07:57 | link | commenti (1)
categorie: parole di
giovedì, 24 settembre 2009

TRENTATREREMI - Mimmo Jodice

Il vento sulla faccia e gli spruzzi di sale, schiuma d'inverno, un là infinito che penetra e fende l'aria dentro, spinge in fondo e cosa c'è dall'altra parte? Cosa c'era quel giorno fatto d'acqua? Ci vedevo un fantasma, piantato lì al centro di quel taglio dritto sempre pronto a fare un sopra e un sotto. Mi guardava fisso e senza espressioni, una cera al butulino. Non fluttuava, non poggiava. Occupava uno spazio ma senza invaderlo, senza che fosse presente. Stava lì. Cieco. Fermo. Parte della marina, parte dell'inquietudine. Gli urlai di parlare, se aveva qualcosa da dire. Lui se ne andò spento da un interruttore, ma lasciò il peso della sua assenza a rovinare il mare e il cielo.

 

lunedì, 21 settembre 2009

Il poeta è la combinazione di uno strumento e di un essere umano in una persona, con il primo che gradatamente prevale sul secondo. La sensazione di questo prevalere è responsabile del timbro; la realizzazione di esso, del destino.

IOSIF BRODSKIJ Less Than One

postato da: Moorad alle ore 17:15 | link | commenti
categorie: parole di
venerdì, 18 settembre 2009

"Si è fatto proprio uccidere,

ammazzare.

Poi come lo chiami

il tizio che resta?

Quel cuore lucido

che pompa

ancora un battito

sotto la luce

prima di smettere?"

X

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Kabul

postato da: Moorad alle ore 11:19 | link | commenti
categorie: le mie poesie